mercoledì 11 maggio 2011

Le esportazioni italiane di olio #2 - Olio di oliva in Giappone: aspettando il post-tsunami



Le importazioni giapponesi calano del -13,6% in valore rispetto al I° trimestre 2010, ed il prezzo medio scende a 3,823 € al kg, -3,39% per lo stesso periodo.


Gli effetti del maremoto dell’11 marzo 2011 sull’economia Giapponese non tarderanno ad arrivare. L’ ”economia dei disastri” non è nuova a queste previsioni, e già gli analisti si affrettano a concludere le prime valutazioni. A risentirne potrebbero essere gli scambi commerciali, e soprattutto le importazioni, e soprattutto per quei settori in cui l’evento catastrofico può aver interrotto i flussi organizzativi e di scambio di prodotti complessi lungo filiere di produzione che interessano aziende disclocate all’estero (Escith et al., 2011).


Con queste premesse, si potrebbe dire che le importazioni di olio di oliva vergine (che ricordiamo nella calssificazione internazionale include anche gli extravegini con o senza certificazioni di qualità e/o bio) non dovrebbero risentire della catastrofe. Potrebbero, però, esserci degli elementi in grado di influire negativamente sulla disponibilità dei consumatori e delle imprese giapponesi ad acquistare olio (per es. emotività e priorità superiori, nella scala dei valori; riduzione del potere di acquisto; distruzione di esercizi commerciali; etc.).
Di sicuro è troppo presto per una valutazione, se non altro perché non esistono ancora dati più aggiornati di quelli che qui forniamo, ovvero al marzo 2011.
Ad ogni modo, se da Febbraio a Marzo 2011 le importazioni di olio vergine sono salite di 150 mila euro, da un’osservazione più approfondita dei dati evidenziamo un calo delle importazioni di olio vergine piuttosto deciso, pari al -13,6%, confrontando il trimestre Gen-Mar 2011 con il trimestre Gen-Mar 2010 - la contrazione è ancora più forte confrontando Marzo 2011 con Marzo 2010: - 17,4%.

Assistiamo quindi a un calo generico delle importazioni (in valore), trend negativo che va avanti da tempo (vedi Figura 1) e che solo di recente si sta attenuando. Ma che tipo di olio arriva in Giappone? Sappiamo che il consumatore Giapponese è piuttosto esigente nei confronti di questo prodotto e dei suoi derivati, e quindi molto attento alla qualità. Informazione che si evince anche dal valore medio unitario delle importazioni, in qualche modo assimilabile ad un prezzo medio (che include anche i CIF). Il prezzo medio delle importazioni di olio di oliva vergine in Giappone (che ricordiamo nella calssificazione internazionale include anche gli extravegini con o senza certificazioni di qualità e/o bio) nel 2010 è stato dunque di 4,055 € al kg. Se guardiamo all’ultimo trimestre disponibile (Gennaio_- Marzo 2011, Tabella 1) il prezzo è sceso a 3,823 € al kg (- 5,72% rispetto alla media 2010, e -3,39% rispetto al primo trimestre 2010).

Figura 1: Serie storica dei prezzi (€/tonnellata; valori medi unitari) delle importazinoi di olio vergine in Giappone dal Gennaio 2007 al Marzo 2011.

Dunque, calano i valori, calano i prezzi, calano le quantità: 276 le tonnellate in meno importate complessivamente in Giappone (in media) confrontando il primo trimestre 2011 con il primo trimestre 2010 (-11,76%). Stiamo quindi assistendo ad una contrazione dei consumi giapponesi di olio vergine. Ma cosa succede a livello di singoli Paesi? Rimandiamo l'approfondimento alla lettura del nostro report integrale (gratuito e su richiesta). Di seguito vi mostriamo la posizione competitiva dei più grandi “clienti” del Giappone: Italia, Spagna e Turchia (Figura 2). Dei tre, solo l’Italia vede rafforzarsi le proprie importazioni (+8,5% rispetto al primo trimestre 2010), mentre la Spagna perde consistentemente spazio (- 12,21%) seguita dalla Turchia (-2,1%). 
Figura 2: La dinamica tendenziale del primo trimestre 2011 delle importazioni Giapponesi di olio d'oliva dal mondo e dai primi tre fornitori.
I grafici qui presentati derivano da nostre elaborazioni su dati ICE e Istat.
Il presente lavoro è riproducibile gratuitamente, citando opportunamente la fonte, nei termini della licenza Creative Commons 3.0.

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mercoledì 20 aprile 2011

Le esportazioni Italiane di olio - #1

Cominciamo qui un focus sulle esportazioni di olio di oliva italiane.
Ci riferiremo qui all'olio convenzionale, per mancanza di dati ufficiali sull'olio di oliva da agricoltura biologica per fornire ugualmente un servizio ai nostri lettori. Arricchiremo la nostra analisi più avanti con informazioni specifiche per le produzioni bio.
Abbiamo deciso di iniziare guardando all'anadamento dei prezzi medi nei principali nuovi mercati per l'olio di oliva negli ultimi anni (1997 - 2010). I prezzi medi sono qui calcolati come valori medi unitari, ossia dividendo il valore delle esportazioni per le quantità delle stesse: ne risulta un prezzo medio per tonnellata di prodotto venduto (esportato). Non si tratta quindi di una media dei prezzi praticati al consumatore finale, tuttavia sono valori molto utili ai fini di una conoscenza delle dinamiche di mercato, e per semplicità saranno indicati d'ora in avanti come "prezzi". I mercati scelti sono: Stati Uniti d'America, Cina, Russia, e Giappone. Come termine di paragone é stato riportato anche l'andamento rispetto al totale delle esportazioni italiane di olio di oliva vergine (Mondo, linea blu oltremare).


Cominciamo subito con il notare che il prezzo delle esportazioni in Russia é decisamente più alto rispetto agli altri mercati considerati, compreso il valore medio delle esportazioni italiane, insieme ai prezzi praticati in Giappone. Per gli altri Paesi la differenza di prezzo é minore. Altra caratteristica immediatamente visibile é che l'andamento dei prezzi negli anni é piuttosto uniforme, soprattutto a partire dal 2010. Infine, per tutti si registra un picco nei prezzi nel 2006, ed un successivo andamento discendente fino al 2010. In questo intervallo di tempo (2006-2010), inoltre, i prezzi praticati in Cina
sono diminuiti molto più che negli altri merati (-39,2%).

giovedì 2 dicembre 2010

+20% per il consumo dell'olio d'oliva bio in Italia nel 2010

Secondo le ultime stime ISMEA - l'Istituto Italiano per i mercati agroalimentari - la spesa gli acquisti di olio di oliva biologico in Italia sono aumentati del +20% (in valore) nei primi 9 mesi del 2010.

Più in generale la domanda interna per consumi domestici di prodotti agro-alimentari bio nello stesso periodo Ë salita del + 11%, soprattutto negli ipermercati (+21,7%), mentre nei supermercati Ë calata del -1% rispetto alla stessa finestra temporale del 2009. Le vendite sono aumentate soprattutto al Meridione (Sicilia, + 25,3%), seguito dal Nord-Est (+9,7%) e dall'Italia Centrale; tuttavia il mercato al consumo più importante rimane l'Italia Settentrionale (70%).

fonte:
http://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5622

Osservatorio Prezzi Olio Bio

Cari amici, stiamo raccogliendo dati sui prezzi dell'olio di oliva da agricoltura biologica nel mondo. I dati saranno raccolti, per il momento, mensilmente usando un breve questionario a partire dal 19 Novembre 2010. Chiediamo di partecipare a tutti: produttori, tecnici, agronomi, assaggiatori, commercianti, dettaglianti, grossisti, intermediari, giornalisti, ecc.

Aiutateci rispondendo subito al questionario! Bastano 2 minuti.

https://www.surveymonkey.com/s/YBBVSG9

I dati saranno pubblicati mensilmente - potete richiederci di inviarvi un report.

giovedì 12 agosto 2010

Come sta cambiando la rete del commercio internazionale dell'olio d'oliva? La recente crescita dei consumi di olio d'oliva ha destato interesse verso gli scambi internazionali di questo prodotto. L'intensificarsi dei volumi e dei valori degli scambi è andato di pari passo con l'aumentarne della complessità. Persino il ruolo dei principali Paesi importatori ed esportatori è leggermente cambiato. La complessità è funzione tra l'altro dalla specifica natura del prodotto che ne consente la miscela tra qualità diverse permettendo di ottenere prodotto finali di eguale qualità ma con costi ed a differenti. Le prospettive di profitto hanno attratto industrie multinazionali i cui interessi sono trasversali ai confini delle nazioni, influenzandone quindi le relazioni commerciali. Allo stesso tempo, i trattati commerciali internazionali hanno ricomposto la mappa degli scambi, soprattutto sotto l'influenza della globalizzazione e della liberalizzazione dei mercati. Diversi approcci analitici sono stati utilizzati e testati per fornire alla comunità scientifica strumenti in grado di condensare una chiara e facilmente interpretabile informazione, e per scomporre le dinamiche sottostanti al commercio internazionale.

Qual'è la posizione dei principali Paesi importatori o esportatori (o entrambi)? Si sono affacciati nuovi giocatori allo scacchiere? Qual'è la loro posizione? Sono in crescita o meno? Chi sono i broker migliori? Abbiamo usato la network analyis per provare a rispondere a queste domande.

Scriveteci per qualsiasi domanda o per ulteriori dettagli.
umberto77@email.it

mercoledì 10 febbraio 2010

Ethical Marketing

Un esempio di marketing a fini etici è il Cause Related Marketing: è abbastanza per conferire alle aziende un profilo etico?

http://causerelatedmarketing.blogspot.com/

venerdì 5 febbraio 2010

Il consumo etico

Il mercato britannico per i beni etici valeva nel 2008 36 miliardi di sterline rispetto ai 13,4 del 1999 (fonte: "Ten Years of Ethical Consumerism: 1999-2008"; Co-operative Bank).