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venerdì 16 settembre 2011

Il mondo va verso una nuova recessione globale? Ecco i mercati che sembrano non conoscere crisi


Cina, Brasile, Polonia e Australia, sono questi i fantastici quattro, mercati in cui la domanda di olio d’oliva, non ha conosciuto crisi. Mentre la domanda mondiale di questo prodotto si contraeva (tasso annuo medio tra il 2007 e il 2010 del -1.7%) a seguito, anche della più grande crisi economica mondiale dal ’29, i consumatori di questi mercati hanno continuato ad incrementare la loro domanda annua assumendo il ruolo di principali protagonisti sui mercati globali.  I primi dati a nostra disposizione sul 2011 (primi 5 mesi), sembrano ulteriormente confermare tale dinamica, segnalando una ulteriore forte crescita delle importazioni rispetto agli anni precedenti.


Ad esempio il Brasile in soli 10 anni è divenuto il 5° importatore mondiale di olio d’oliva. Negli ultimi 10 anni, le importazioni sono cresciute ad un tasso medio annuo del 21%, registrando addirittura una accelerazione nell’ultimo triennio (+24%). Il mercato brasiliano sembrerebbe, dunque, essere immune a qualsiasi rallentamento economico. Ed anche nei primi 6 mesi del 2011, in questa nuova fase di incertezza economica mondiale, si registra una ulteriore nuova accelerazione della domanda di olio d’oliva estero: +35.5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

I Paesi che meglio di altri si sono mostrati capaci di cogliere questa dinamica sono stati il Portogallo e la Spagna, che hanno incrementato le loro vendite di oltre 50 punti percentuali nel primo semestre del 2011. Gli esportatori italiani al contrario rivelano tutte le loro difficoltà ad incrociare la domanda proveniente dal mercato brasiliano, non riuscendo a beneficiare in alcun modo di da tale positiva dinamica. Di fatti le nostre vendite nei primi sei mesi dell’anno sono rimaste sostanzialmente stabili (+0.5%) rispetto allo scorso anno.
D’altra parte le difficoltà degli esportatori italiani di olio d’oliva a competere e penetrare nei mercati emergenti e più dinamici in questa prima fase del 2011 sembrano non sussistere solamente in Polonia e in Australia. In questi Paesi, di fatti, l’export italiano sembra riuscire a non perdere posizioni, ed anzi nel caso dell’Australia le vendite di olio d’oliva nei primi cinque mesi del 2011 hanno più che triplicato la domanda complessiva….. (seguirà nota sul mercato Australiano).



venerdì 22 luglio 2011

Lo strano caso del mercato giapponese: ombre, ma a guardar bene anche luci?



Fino allo scorso anno la domanda di olio d’oliva proveniente dal Giappone, non sembrava conoscere crisi. Mentre in tutto il mondo nel 2008 e soprattutto nel 2009, gli scambi commerciali crollavano, qui proseguivano a ritmi sostenuti. Come emerge dal grafico sottostante tra il 2008 e il 2010 le importazioni di olio d’oliva hanno continuato a crescere, raggiungendo un tasso di crescita prossimo al 31.6% nel 2010, rendendo il mercato giapponese il settimo al mondo per importanza. Il disastroso Tsunami del marzo 2011 sembra essere riuscito a mutare le dinamiche in atto in questo mercato: di fatti nei primi cinque mesi di quest’anno vi è stata una contrazione di oltre 10 punti percentuali (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente).



Le esportazioni italiane di olio d’oliva, probabilmente sostenute dalla loro qualità, sembrerebbero essere state capaci di reggere meglio il calo della domanda giapponese. Di fatti al contrario degli altri principali concorrenti (Spagna e Turchia) la riduzione delle importazioni provenienti dall’Italia nei primi cinque mesi del 2011 è risultata essere solo del 6%. Risultato questo notevolmente migliore rispetto al –28.3% della Turchia e al –17% della Spagna.


Tali risultati, lasciano dunque presagire interessanti possibili sviluppi per gli esportatori italiani, evidenziando ombre, dietro le quali potrebbero però celarsi nuerose luci. Se da un lato, il mercato giapponese nel 2011 rischia di divenire meno attraente dal punto di vista della dinamica, d’altra parte sembrerebbe caratterizzarsi per una ancor più rilevante presenza degli esportatori italiani. La vieppiù mutata sensibilità dei consumatori giapponesi verso cibi biologici e “sani” sembrerebbe poter premiare in futuro proprio la qualità dei prodotti italiani. Come emerge dal grafico sottostante continua la lenta ma progressiva ripresa di quote di mercato nel Giappone, che pur in un anno così difficile sembra essere pronta a tornare sui livelli del 2007.