lunedì 16 giugno 2014

Il "prezzo" della Sostenibilità - #1

Quanto dovrebbe costare un prodotto per garantire davvero il rispetto dei criteri di sostenibilità? Se una bottiglia di olio extravergine di oliva è venduta a un prezzo DAVVERO conveniente, dovremmo porci almeno un paio di domande: la prima e la più diretta "è davvero di buona qualità?" e la seconda, meno spontanea ma molto importante "può davvero essere stato prodotto in modo sostenibile?". Per quanto riguarda la seconda domanda ci si potrebbe chiedere, per esempio, se un prezzo conveniente non sia dovuto a risparmi di costo realizzati grazie ad un processo produttivo che ha inquinato l'ambiente, o se non siano stati sottopagati i lavoratori o chi ha prodotto le olive o l'olio, o se non siano stati consumati altri "beni" intangibili appartenenti al territorio di produzione ed a chi in quel territorio ci vive, e chissà cos'altro.

In cominciamo quindi da qui: una lista di prezzi per l'olio extravergine di oliva rilevati sui principali mercati di origine, (compilata dal sito Oliveoilmarket.eu e lì disponibile insieme a tante altre notizie). Dategli un'occhiata e confrontata i prezzi con quanto vi è costata la bottiglia di olio che avete a casa: che idea vi siete fatti?

Torneremo ancora su questo argomento!

Nel frattempo, un'ultima cosa: se sei un produttore, un commerciante, un esperto, o qualsiasi altro operatore di mercato, lascia un commento su quello che hai letto, te ne saremo grati.


PREZZO DI VENDITA DI OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA IN EUROPA
Prezzi in €/kg(*)
Città/Mercato
A
B
C
D
Jaen(ES)
1.98
1.92
3.12%
K
Granada(ES)
1.98
1.92
3.12%
Estremadura(ES)
1.98
1.92
3.12%
Cordoba(ES)
1.98
1.98
0.00%
Toledo(ES)
2.01
1.98
1.51%
Borjas(ES)
2.48
2.48
0.00%
-15.10%
Sevilla(ES)Arbequiiio
2.16
2.16
0.00%
Sevilla(ES)
2.1
2.1
0.00%
%
Bari(IT)
3.61
3.58
0.80%
14.10%
Andria(IT)
3.05
3.52
-13.35%
Foggia(IT)
3.53
3.52
0.40%
15.70%
Bitonto(IT)
3.1
3.52
-11.90%
Taranto(IT)
3.05
3
1.70%
15.10%
Cosenza(IT)
3.2
3.18
0.80%
13.30%
Catanzaro(IT)
3.25
3.18
2.40%
14.10%
Salerno(It)
3.6
3.6
0.00%
0.00%
Chieti(IT)
3.75
3.85
-3.60%
5.60%
Palermo(IT)
3.6
3.6
0.00%
10.80%
Trapani(IT)
3.8
3.8
0.00%
13.40%
ReggioCalabria(IT)
3.6
3.5
2.90%
9.10%
Catania(IT)
4.7
4.5
4.40%
14.60%
Pescara(IT)
3.75
3.75
0.00%
8.70%
Viterbo(IT)
5.1
5.1
0.00%
3.00%
Kalamata
2.78
2.78
0.00%
9.60%
Kalamata: (Stime 2.85-2,90 € /kg)
Sparta
2.88
2.88
0.00%
10.50%
Crete
2.76
2.77
-0.30%
8.30%
Mytilene(Vergine)
2.08
2.08
5.60%
13.70%
Stax(Tunisia)
2.28
2.28
0.00%
-13.30%

A= 20ma settimana del 2014 (18 Maggio 2014) 
B= 19ma settimana del 2014
C= cambio % del prezzo dalla 19ma alla 20ma settimana
D= cambio % del prezzo rispetto alla stessa settimana del 2013.

Fonte:

http://www.oliveoilmarket.eu su dati:Ismea, Camere di Commercio Italiane, Sistema de informacion de precios en origen del mercato de contado dell’aceide de oliva. Olimerca. elies-ladikalamatiano

domenica 11 maggio 2014

Terreno in concessione a giovani agricoltori: una buona idea dalla Puglia?

La regione Puglia ha in programma un bando per assegnare terreni agricoli abbandonati in gestione a giovani agricoltori. Può essere una soluzione per piccoli passi verso una migliore sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/04/28/news/agricoltura-84685867/

Che ne pensate? E' un'idea concretamente realizzabile? Conoscete esperienze simili realizzate altrove?

lunedì 13 gennaio 2014

Pillole Informative

Inauguriamo le pillole informative del 2014 con una puntualizzazione sulla capacità produttiva di olio d'oliva in Italia. Tale precisazione si rende necessaria per individuare in quali territori vi sono le maggiori possibilità di sviluppo ed in quali, invece, si è stati capaci di sfruttare al meglio le piccole ma qualitativamente eccellenti capacità produttive di olio d'oliva.

La lente di ingrandimento questa volta sarà puntata in generale sulle regioni, per poi zummare su ciascun singolo territorio.
Nel 2011 l'Istat ha certificato una produzione totale di olive da olio pari a 34.511.096 di quintali, in crescita rispetto agli anni precedenti ma ancora lontana ( - 25%) dalla produzione massima registrata nel 2004 (oltre 46 milioni di quintali).  Tale contrazione sembrerebbe essere dovuta da una parte ad uno spostamento verso altre produzioni, e dall'altra ad un miglioramento qualitativo del prodotto che è andato a discapito della quantità prodotta.

Come appare evidente dal grafico a torta sottostante gran parte della produzione è concentrata in Puglia e Calabria, insieme capaci di determinare poco meno dei due terzi della produzione totale italiana.

Negli ultimi 10 anni, le uniche regioni capaci di incrementare seppur di poco la propria quota di produzione sono state la Toscana (ha raggiunto il 3%) e il Lazio (5%). Ma proprio queste ultime, insieme all'Umbria,  sembrerebbero essere state le regioni che più di altre si sono rese capaci di sfruttare le opportunità di crescita provenienti dall'aumentata domanda estera, massimizzando le proprie capacità di profitto. Di fatti, pur contando per meno del 10% della produzione totale di olio, le imprese olivicole di tali regioni sono capaci di determinare circa un terzo delle esportazioni di olio d'oliva italiano.

Tale evidenza se da una parte esplicita la capacità delle imprese di quei territori di andare a cercare i proprio migliori clienti all'estero dall'altra segnala una loro maggiore lungimiranza nel migliorare qualitativamente il proprio prodotto, rendendolo più appetibile, nel crescere dimensionalmente in termini di impresa, talvolta anche cooperando con altri operatori, al fine di penetrare nei mercati esteri, più lontani forse più complicati ma sicuramente più proficui.




lunedì 6 gennaio 2014

Dieta mediterranea e olio extravergine d'oliva di qualità a Castellana Grotte (Bari) 10-11 Gennaio 2014

Carissimi lettori,
vi segnaliamo 4 giornate di eventi culturali ed eno-gastronomici per la promozione dell'olio d'oliva di qualità. L'evento è rivolto sia alla cittadinanza che agli agricoltori. Gli incontri insegneranno, attraverso il connubio tra olio e salute, a valorizzare il consumo e le produzioni consapevoli e responsabili: non basta produrre e non serve consumare se alla base non ci sono scelte meditate e mature. E senza di esse non è possibile sviluppo sostenibile. Lo insegneranno esperti, medici, imprenditori agricoli e studenti nelle giornate del 10 e dell' 11 gennaio 2014 a Castellana Grotte, in provincia di Bari.

Tra gli approfondimenti la presentazione del marchio "Olio di Puglia" alla presenza dell'assessore regionale all'agricoltura, gli effetti benefici dell'olio extra-vegine di qualità sulle malattie cardiocircolatori e tumorali, le tecniche professionali d'assaggio e il riconoscimento delle caratteristiche organolettiche dell'olio d'oliva. Lasciamo alla vostra curiosità l'elenco dei partner e dei promotori, mentre riteniamo importante segnalare l'adesione del comune di Castellana Grotte all'Associazione Nazionale "Città dell'Olio".

L'evento è anche l'occasione per viaggiare e visitare uno dei luoghi più caratteristici della Puglia in cui lo stile di vita è praticamente unico: nelle oltre cento contrade comprese tra il territorio di Castellana Grotte, Monopoli e Polignano è impossibile restare soli pur vivendo in campagna, avvolti da un clima e un territorio accoglienti in cui ruralità significa piacere del vivere quotidiano. E' qui che i residenti sono stati per secoli custodi di beni il cui valore non è oggi possibile monetizzare. Quelle che gli economisti chiamano "esternalità positive" prodotte dal "capitale sociale" locale non hanno prezzo e sono uniche, nel senso che non sono riproducibili una volta perse. Esattamente come gli ulivi secolari qui curati come "nonni" di famiglia.

Per ulteriori dettagli, alleghiamo qui la locandina dell'evento.

martedì 17 dicembre 2013

La ricerca è davvero indipendente?

Il 15 Dicembre 2013 uno dei giornali online più importanti o quantomeno quello alle cui spalle c'è il più grande investimento (a nostra opinione), ossia l' "Olive Oil Times" (OOT), ha pubblicato un articolo in cui sono riportate le osservazioni, piuttosto pesanti,  del presidente della North American Olive Oil Association (NAOOA, vale a dire l'associazione degli importatori di olio d'oliva negli USA) -  Eryn A. Balch - in merito ad un'analisi del mercato oleicolo pubblicata dalla U.S. International Trade Commission (USITC), un importante organo governativo degli Stati Uniti (qui potete leggere l'articolo - solo in inglese). Se ciò che l' "Olive Oil Times" riporta è corretto, uno in particolare tra tutti i commenti del presidente della NAOOA ci ha colpiti più degli altri: (traducendo dall'inglese) "Il report della USITC cita vari studi pubblicati dal University of California at Davis Olive Center a supporto di quanto riportato, sebbene l' Olive Center sia, scrive Balch, “un agente commerciale dell'olio californiano con il chiaro interesse a promuovere l'olio prodotto negli Stati Uniti.”
Quindi, secondo questa opinione lo University of California at Davis Olive Center è un "marketing agent".  Parliamo di un centro di ricerca che porta nel suo nome quello di una delle più prestigiose università a livello internazionale: quanti ricercatori in altre università sparse per il mondo lavorano duro e con serietà senza ricevere la stessa "eco" per i loro risultati?
Vi ricordiamo che  lo University of California at Davis Olive Center è lo stesso che mesi or sono ha pubblicato uno studio che metteva in dubbio alcuni dei metodi più diffusi al mondo per la definizione e la validazione degli standard qualitativi dell'olio d'oliva. Lo stesso Balch lo ricorda ("Advocates PPP and DAGs tests despite “serious flaws”. The importers’ group said the USITC report is too quick to embrace the chemical tests known as PPP and DAGs that domestic groups are pushing as better methods for determining olive oil quality. Balch said the tests were unreliable and favored olive varieties widely used in domestic production"). Ora, guardando in fondo all'home page dello University of California at Davis Olive Center compare il logo del Robert Mondavi Institute. 

Ci sembra quindi che da quanto lamentato dalla NAOOA una domanda sorge spontanea: possiamo fidarci?

Grazie.

lunedì 2 dicembre 2013

Riportiamo di seguito un link ad un articolo pubblicato su Teatro Naturale alla firma di Alberto Grimelli inerente una parte - rilevante - de quadro politico (in senso stretto) e strategico che governa il settore oleicolo mondiale (LEGGI L'ARTICOLO).
Si tratta di una riflessione sulle ultime decisioni prese in materia di finanziamento UE per le attività promozionali del COI e sulla futura ed imminente rimodulazione delle cariche interne al Consiglio Oleicolo Internazionale stesso. Riteniamo che, sebbene non direttamente correlato all'olivicoltura sostenibile, l'articolo contenga delle informazioni e delle riflessioni importanti.
Abbiamo infatti l'impressione che il crescente volume di affari mosso dal settore  stia provocando una rimodulazione degli equilibri economici - si pensi alla macchina statunitense di cui alcuni media ne sono lo specchio. E' utile esserne consci e informati nonostante la scarsa capacità di incidervi singolarmente.
A presto e buona lettura, l'Osservatorio.

giovedì 7 novembre 2013

Gli acquisti di Olio d'Oliva nel mercato statunitense

Negli Stati Uniti la crescita economica nel 2013 sembra irrubustirsi, grazie sopratutto ai potenti stimoli monetari provenienti dalla FED. Le politiche monetarie attuate dalla Banca Centrale se da una parte hanno inondato di liquidità i mercati dell'America settentrionale sostenendone i consumi, dall'altra, hanno fatto sì che il dollaro si mantenesse piuttosto debole nei confronti delle altre valute, in primis nei confronti dell'euro (svalutatosi di oltre il 10% nel corso dell'ultimo anno), creando non pochi problemi ai nostri esportatori e ai loro margini di guadagno.
Ciò nonostante i dati sugli acquisti di olio d'oliva italiano negli Stati Uniti sembrerebbero non essere propriamente infausti. 
Di fatti, in un mercato che nei primi sei mesi del 2013 ha incrementato i suoi acquisti dall'estero di olio d'oliva del 15%, se si va ad osservare la dinamica dei primi 7 fornitori di olio d'oliva (pari al 97% del totale degli acquisti), si evincono interessanti novità. 
Gli esportatori italiani, detentori di oltre la metà del mercato statunitense, hanno incrementato le loro vendite di circa il 10%, perdendo sì quote di mercato ma reggendo meglio del suo principale competitor europeo (la Spagna -38%) l'apprezzamento dell'euro e mostrandosi capaci di reggere tale impatto negativo. Fra i paesi dell'eurozona solo gli esportatori greci sono riusciti a far meglio, aumentando le loro vendite del 67%, probabilmente iniziando a "beneficiare" della politica di austerità che ha visto ridurre i loro costi interni. 
Fonte: nostre elaborazioni su dati provenienti dall'ICE





Al solito, particolare preoccupazione i nostri esportatori sembrano mostrarla verso i concorrenti dell'Africa Settentrionale (Marocco, Tunisia ed anche la Turchia) che continuano ad incrementare le loro quote di mercato.
Ma il quesito da porsi è: sono realmente i prodotti provenienti da quei paesi da considerarsi come nostri concorrenti? 
Oppure la qualità dei nostri prodotti è tale, oltre ad essere così auspicabile, che non dobbiamo aver paura di chiamare in altro modo il nostro prodotto? Il mercato statunitense sembra proprio dirci questo: vendere meglio, vendere prodotti migliori, vendere anche ad un prezzo più alto....perchè i consumatori di quel paese sapranno comprendere e sapranno premiarci!
Olio extravergine di oliva italiano, il prodotto di qualità!